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E’ Giunto il momento di fare un aggiornamento della mia biografia che nel frattempo ne sono successe di cose e non mi riconosco neanche più. Si è sempre infatti in continua evoluzione (per fortuna)….ma cominciamo dall’inizio…

Rimini. Correva l'anno 1980. Da poco erano finiti gli anni 70 ma ancora si respirava in giro quell'aria che avrebbe tanto influenzato i nascituri di quell'anno. Sono nato il 22 novembre alle 12 (non si capisce bene di che segno zodiacale sono tiberioe tantomeno mi interessa) da mamma Ada e babbo Marco. Quel giorno iniziò a nevicare. Non sapevano i poveri genitori che figlio sarebbe venuto fuori, fatto sta che presagivano che il tutto sarebbe stato molto "impegnativo". E' difficile riassumere i miei primi intensissimi 27 anni in queste poche righe (tantomeno sono molto bravo a riassumere) ma ci proverò.

Come tutti ricordo l'infanzia come un momento di spensieratezza e di scoperta del mondo e delle sue meraviglie. Non dovevo avere molti rapporti sociali (in compenso in seguito...) però già si delineavano chiaramente le caratteristiche del mio carattere (i cui tratti più spigolosi sarebbero stati attenuati nel tempo in seguito a un duro lavoro personale). La mia passione per l'ingegneria, le invenzioni e tutto ciò che è costruzione di qualcosa iniziò molto presto quando mio padre mi regalò il piccolo chimico o mi costruì il primo carretto e la prima casa sull'albero. L'altro aspetto erano le avventure (definirei adesso pura avventatezza) in cui mi buttavo con i miei amici più fidati. La maggior parte delle persone attualmente mi considera pazzo ma io penso sempre che avrebbero dovuto vedere cos’ero quand’ero bambino… Ci fu un periodo che ero quasi definibile un teppista se non un vandalo... Come conseguenza della mia sete di avventure (ispirato dalla lettura del Manuale delle Giovani Marmotte) entrai nei boy scouts. Lì tra le tante cose che imparai, iniziai a suonare la chitarra e iniziò la mia passione per il RRRRRRROCK, tutt’ora mai tramontata. L’ esperienza scout mi ha sempre arricchito molto e mi avrebbe accompagnato per un percorso di oltre 12 anni fino a diventare a mia volta "capo". Educare mi ha sempre affascinato molto soprattutto perchè dava la possibilità di trasmettere ai ragazzi, in un età in cui sono ancora aperti a tutto e liberi da pregiudizi, la passione che ho per le cose che mi interessano e che penso potrebbero essere altrettanto interessanti per loro.  Mio fratello mi dice sempre che un mio vizio e considerare che gli altri siano uguali a me e che possano avere gli stessi interessi, ma io sono fermamente convinto che l’ambiente in cui uno si trova influisce tantissimo su ciò che uno fa.

Parallelamente si svilupparono tanti altri interessi tra cui la letteratura e perché no…le donne. Mi ricordo di essermi letteralmente “ammalato” per un gioco di ruolo e di avere vissuto per un anno come uno schizofrenico in due mondi paralleli J. Durante l'adolescenza, dopo aver provato moltissimi sport, riuscì a praticare Kung fu con una certa continuità (4 anni). L'interesse per la filosofia e per i discorsi sulla vita nacque in seguito a una crisi di identità verso i 17 anni, che mi portò a rifiutare di studiare per un anno fino a che non avessi trovato le ragioni per farlo. Da quel tempo sono sempre stato alla ricerca, interrogandomi sulla realtà e cercando sempre il perché delle cose e l’epiteto che meglio mi descrive è quello di "cercatore di verità". Potrei definirmi un razionalista ROCK fortemente proiettato sul piano trascendente e passionale (il che sembrerebbe un controsenso).

Tra i vari lavori estivi (a dir la verità pochi) ricordo con nostalgia quello di animatore di spiaggia (a dire il vero tuttofare: ginnastica, acquagym, tombole e tornei di bocce per gli anziani, bambini, medi...) al mitico bagno 49.

La mia vità è cambiata quando ho iniziato l'università...a Bologna. Inizialmente spaesato per il nuovo ambiente e il cambiamento delle mie abitudini in quella dimensione più ampia e dispersiva, non ci misi molto a capire le opportunità che mi si offrivano. Il problema era la motivazione. Iniziai ingegneria meccanica che doveva sembrare la ovvia conseguenza degli interessi che avevo avuto fin dall'infanzia. Il fatto era che la realtà non rispondeva minimamente alle mie aspettative. Mi sentivo un numero, costretto a sacrifici enormi senza capire bene a cosa mi servisse ciò che stavo facendo. Questa fu la mia seconda crisi. Ciò era aggravata dall'irrompere della mia parte umanistico-creativa (sono figlio di una filosofa e un ingegnere) per cui la mia personalità era lacerata tra queste due nature. Per cui le mie indecisioni mi portavano a valutare ipotesi di facoltà come dams, sociologia, etc. Il punto di svolta ci fu quando un ingegnere amico di mio padre mi disse che il giorno seguente sarebbe iniziato un corso post-diploma di "automazione e robotica" pratico di un anno. L'importante in qualsiasi crisi è muoversi non rimanere statici a piangersi addosso, così, da un giorno all'altro mollai baracca e burattini e tornai a Rimini. Quell'esperienza mi servì per trovare la motivazione per fare ingegneria...dell'Automazione. Imparai che la mia soddisfazione nello studio dipende da due fattori importanti: il conoscere (e per questo erano necessari dei maestri che trasmettessero la passione per la conoscenza di ciò che insegnavano e CAPIRE ciò che si studiava) e l'esprimersi. La mia creatività si esprimeva nel risolvere problemi della realtà tramite gli strumenti che avevo a disposizione (e questo è il compito dell'ingegnere mentre un fisico ad esempio si limita a osservare la realtà), inoltre la multidisciplinarietà dell'automazione mi permetteva di studiare tutti i campi che mi interessavano (meccanica, elettronica, informatica, etc..) senza approfondirne solo uno in particolare e per questo anche se a detta di molti sembriamo ignoranti nel campo specifico rispetto a uno specialista del settore, abbiamo una visione più globale che ci permette di spaziare e vedere le connessioni tra i vari campi della tecnologia e questo io lo definisco “poesia”. Molte persone pensano che gli ingegneri siano delle persone che studiano materie aride (come la matematica)…saremmo degli alienati! E purtroppo c’è gente che lo è, ma grazie a dio la maggior parte vede una poesia e una bellezza incredibile in ciò che studia! Sicuramente una formula matematica ha una bellezza più “nascosta” rispetto a una opera d’arte che è più immediata, e bisogna faticare per scoprirla, è come una donna ritrosa e timida che non vuole mostrare il proprio sorriso. Ma proprio per questo ritengo che gli ingegneri siano fortunati, perché oltre a vedere la bellezza nelle materie umanistiche, riescono a percepirla anche in quelle scientifiche.
Ma torniamo all’università. Fu così, non si sa come,che mi trovai a Milano, unico posto all'epoca dove iniziava il corso di ingegneria dell’Automazione. Dopo tre lunghi anni di fatiche partii per l'erasmus a Valencia...

Difficile condensare i poche righe l’esperienza che per eccellenza mi ha reso cittadino del mondo e ha allargato la mia sfera di amicizie a tutta Europa e ha dato inizio a una enorme ansia di viaggiare per vedere tutto il mondo, nuovi paesaggi, usi costumi. A distanza di tre anni posso dire che ho sempre viaggiato gratis, ospitato dai vecchi amici nelle varie città di europa con le quali si condivide il tipico stile di vita: Erasmus way, e ci sente come una grande famiglia. Valencia ha un ottimo clima e una grandissima spiaggia. Da lì uno sparuto gruppo multietnico di ragazzi, in una fredda notte di novembre diede vita a quello che sarebbe stato il progetto Erasmus Jam che sarebbe stato l’evento mediatico più importante dell’anno. Una band formata da studenti di tutti i paesi organizzava concerti di ore e ore seguita da centinaia di Erasmus urlanti e entusiasti straripanti nei locali. E’ stato un momento di orgoglio leggere il cartello “Full, too croudy”.
Non sono mancati i viaggi a galicia, il camino de Santiago, le corse coi tori a sanfermin, le isole canarie e il Portogallo, la caliente Andalucia, il piovoso Pais Basco con il suo Guggenheim e gli indipendentisti, ma più di tutte las fallas, la più grande festa della Spagna che “avvenne” proprio attorno al mio povero appartamento che galleggiava nelle rumoreggianti strade, stipate di gente in festa. Esperienza multiculturale che mi ha arricchito tantissimo e che ancora oggi mi da. Senza di essa non avrei avuto il coraggio di partire per fare la tesi in brasile…un altro continente!
Dopo avere finito gli ultimi esami a milano (l’ultimo è stato un 30!) nello stesso giorno ho comprato i biglietti per il brasile, traslocato definitivamente da Milano e con il mio furgoncino sono andato a Lucca a vedere il concerto di Roger Waters che avrebbe suonato tutto Dark side of the moon!.
Poi il 2 settembre sono partito e sono arrivato dopo 24 ore di volo a Florianopolis capitale dello stato di Santa Catarina (Brasile del sud). Questa città risiedeva in una isola meravigliosa chiamata “l’isola della magia”, perché la bellezza delle persone, l’incanto della esuberante natura incontaminata e la mancanza di violenza sociale facevano si che fosse definita un paradiso. Ogni giorno vissuto lì era come un dono. In futuro scriverò (se avrò tempo) un romanzo su questi nove mesi vissuti tanto intensamente e emotivamente, in cui mi è capitato di tutto e in cui mi sono adattato perfettamente a una cultura totalmente diversa dalla nostra. Lo sport è stato una costante, sempre in giro per trecking, o scalando o facendo surf o wind surf. Ho raggiunto là lo stile di vita più salutare possibile, mangiando cibi e frutta veramente naturali.  I viaggi non si sono limitati alla sola isola di cui conoscevo a menadito ogni angolo e trekking, grazie al mio FUSCA (maggiolone) soprannominato “Tetano” che (quando non si distruggeva qualche pezzo) mi portava obbediente in ogni luogo. Ho coronato il mio sogno di fanciullo, di andare a sopravvivere per un tempo nella foresta amazzonica, oppure ho raggiunto i ghiacciai eterni (che prima di partire avevo visto in foto) della estrema Patagonia vicino alla terra del fuoco. Ho infine visto le imponenti cascate (tra le più grandi del mondo) in Foz de Iguaçu al confine col Paraguay. Tornato in Italia mi sono laureato e dopo la enorme festa, da un giorno all’altro presi “in prestito” la macchina di mia madre (che consuma poco) e me ne sono andato in giro per l’Europa del nord a visitare i miei amici erasmus che risiedevano nelle principali capitali: Berna, Heidelberg, Amsterdam, Bruxell, Berlin, etcc. per un totale di 5000 km. Avendo rinunciato a lavorare a Bruxells per la Toyota e deciso a recuperare le mie radici e tradizioni italiane, ho pensato cercare una ditta che facesse della ricerca e che risiedesse non troppo lontano dalla mia adorata hometown. A Rimini (la cosiddetta capitale del turismo) infatti non avevo speranza di trovare un'impresa che andasse al caso mio. Mi sono rivolto quindi a Indesit (la ex Ariston ricordate) e sono entrato a capofitto nel mondo delle lavatrici del futuro. Nel centro di ricerca erroneamente chiamato "Wrap" siamo oltre un centinaio di aitanti giovani ingegneri creativi. Dato il bacino di utenza estremamente giovane (l'età media è 27 anni) le feste e le iniziative non mancano a discapito della mancanza di locali e nightlife cittadina. A compensare ciò c'è la possibilità di praticare sport radicali (parapendio, arrampicata, speleologia, mountain bike) e non di rado può capitare di incontrare un bel cinghialetto selvatico lungo i tanti sentieri che si diramano dalla periferia della città nelle profondità del parco naturale del monte cucco.