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Per motivi di spazio escludo tutti i viaggi con i genitori con cui ho visitato mezza europa ma sempre con fini "culturali" a volte non sempre condivisi e quelli in Italia girata in lungo e in largo con i boy scouts. Elencherò solo quei viaggi organizzati e pianificati da me, in compagnia o in solitaria. Per me il viaggio è una condizione di "stato di grazia", usciti dalla routine e dai ritmi prestabiliti della vita metropolitana si vive in uno stato di apertura, novità e scoperta costante. Non si hanno vincoli di orario e ci si ferma ogni volta che si trova qualcosa di interessante. Tutto, gli incontri con le persone, il cibo, i paesaggi, le storie dei luoghi, la strada sono occasioni di arricchimento e di esperienza. Certo il viaggio come lo intendo io è una esperienza un pò romantica. Non capisco quelle persone che scelgono come meta di un viaggio un villaggio vacanze dove tutto è organizzato e prestabilito e soprattutto non c'è scambio con la gente del posto. No il viaggio deve essere un occasione per penetrare la cultura del luogo dove si va, immedesimarsi quasi a diventare uno del posto. Chiedere agli autoctoni quali sono i luoghi più interessanti e in base a ciò costruire un proprio percorso. Per questo si può affermare, citando un film stupido, che il viaggio si fa interessante quando si perde la cartina...A mio parere un viaggio fatto in questo modo è un esperienza molto più gratificante. Di conseguenza le esperienze più forti in assoluto sono stati i viaggi fatti da solo.
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